domenica 31 agosto 2014

Scampolo d'estate

Un'amica ha scovato questo abitino che è una delizia (le sta benissimo) ai saldi dei saldi. Adoro i saldi dei saldi, ma non sempre si hanno di queste fortune! Lo stile è di quelli classici che piacciono sempre e il cinturino celeste dà il tocco magico. Magari lo metterà poco prima di riporlo col cambio di stagione. Però l'anno prossimo rispunterà. Che invidia!
(Di P.)




martedì 26 agosto 2014

L'eterno sorriso

Nel Castello di Otranto quest'estate l'unico fantasma che si aggirava nelle sale era quello della dolce Monnalisa di Leonardo. Infatti, una mostra consacrata al sorriso più celebre della storia dell'arte è stata organizzata in questa elegante cittadina in provincia di Lecce.




L'esposizione comprendeva tutta una serie di interpretazioni, variazioni e rivisitazioni della Signora in questione.
Eccone alcune (ci scusiamo per la qualità delle immagini, non sempre eccelsa).


La più dissacrante, eppure autentica!



La più affollata.
La più saggia?
La meno originale.
Vabbe'.
La "sorella"...
... Come si può notare dai dettagli.
Fumettistica.
Citazionista.
(Di P.)

lunedì 25 agosto 2014

Templi moderni



Passeggiando in agosto per le strade di una capitale europea particolarmente assolata (una delle poche, in questa bizzarra estate 2014), mi sono imbattuta nelle pantagrueliche vetrate di un esercizio commerciale del quale non avrei mai potuto immaginare nemmeno l’esistenza. In un palazzo bello e imponente decine e decine di metri quadrati, su due piani, sono stati allestiti con dovizia di dorature, specchi formato famiglia (numerosa), open space diluito ma diffuso, dettagli trendy, sapienti tocchi di kitsch e micro installazioni con rivisitazioni del prodotto (ricoperto di broccato, ricoperto di strass, ricoperto di seta) per vendere… Un gelato con lo stecco.


 Che è una cosa molto semplice e banale e, certo, non nuova e, a priori, né esclusiva né lussuosa.
Per questo, messa da parte la nausea spontanea e i primi vagiti di un riso isterico, ho provato una forma di mistica ammirazione per coloro che si prodigano a titillare la propria creatività per giungere a realizzare questi templi contemporanei consacrati a un’idea di marketing.
Perché di templi si tratta, a ben guardare. Sono spazi destinati alla collettività, eretti per offrire un luogo dedicato per celebrare una fede. Che lo si consideri un’offerta o un sacrificio, esigono il versamento dell’obolo onde partecipare a pieno titolo al rituale. Un certo numero di fanciulle e fanciulli dalle gradevoli fattezze, e impregnati della purezza che solo la giovinezza sa elargire, celebrano i riti tra le dorature e gli specchi; e accompagnano così il fedele nel suo soggiorno nel tempio.
Ma la fede in che cosa viene celebrata? Quale genere d’appagamento esistenziale o sollievo metafisico viene suggerito da tali luoghi? Qui sta il genio dei sopracitati creativi.
Al centro di tale “consacrazione” sta la fede nel fatto che il vuoto salverà il mondo. E lo renderà pure un posto migliore. E cioè che un gelato con lo stecco è il massimo del piacere, della realizzazione e della consapevolezza dell’esistenza a cui si possa aspirare e attingere. Che un gelato con lo stecco ci rende sciccosi, che un gelato con lo stecco ci rende importanti, che un gelato con lo stecco ci rende finalmente unici e che un gelato con lo stecco può dimostrare, definitivamente e irreversibilmente, quanto siamo straordinariamente fighi.
Sia chiaro, ho i piedini per terra: e sono lieta che qualche decina di persone abbia uno stipendio (che magari, visti i tempi, altrimenti non avrebbe) perché impartisce i sacramenti nel tempio del gelato con lo stecco. E lo so che pure una bella borsa firmata mi alletta anche perché mi fa sentire sciccosa, importante, ecc. Ma è proprio questo il punto, da qui è scaturita la mia ammirazione: hanno creato un mito intorno all’ennesimo oggetto commerciale, ma lo hanno fatto con il gelato con lo stecco. Ti vendono il gelato con lo stecco in un ambiente (location, se preferite) degno della megalomania dell’ennesima esclusiva boutique di uno stilista arrivato. Ti offrono, in cambio sempre di un gelato con lo stecco, di poter credere di stare facendo l’esperienza del lusso, dell’esclusività, dell’appartenenza a un’élite del gusto (se non del buon gusto...).
È praticamente un miracolo!
Amen.
(Di P.)

domenica 17 agosto 2014

Artigianato creativo d'estate

Nella vetrina di un piccolo ma grazioso negozietto a Lecce, ho notato alcuni giorni fa questi "accessori" realizzati con l'impiego di bottoni e, mi è parso, del buon gusto. 



Mi hanno ricordato qualcuno che conosco. Qualcuno che, con qualche bottone, è pure capace di realizzare gioielli originali ed estrosi.
Degli oggetti leccesi mi ha colpito soprattutto la collana (qui sotto). Purtroppo, il negozio era chiuso e non sono potuta entrare per un'esplorazione, alla scoperta, magari, di altri piccoli tesori. Trattavasi d'esercizio interessante: mescolava il vintage e il non vintage con oggetti artigianali o "restaurati" e reinventati.
Alla prossima.


lunedì 9 giugno 2014

C'est la vie !

Le parole e le espressioni dei cugini d'oltralpe che l'italiano ha ormai accolto e assimilato sono molte, moltissime. Simone Rovellini le ha assemblate con ironia e creatività per formare un cortometraggio garbato e divertente. Vi invitiamo dunque a fare come Henriette (Simona Tarasco), la protagonista di C'est la vie, che "cade nei cliché per sfuggire alla routine". Buona visione. E... Amusez-vous bien !


martedì 11 marzo 2014

Porte, ponti, paesaggi: ancora qualche cartolina dall'Irlanda

Porte, come non se ne vedono spesso. La presenza del colore richiama l'attenzione, specie per le vie della città (Dublino), ma pure nelle cittadine di campagna (Cong).






Dublino è attraversata dai ponti. Tra i più famosi c'è il ponte pedonale a larghi scalini Half penny Bridge, che collega le sponde del Liffey. Il suo nome è legato al pedaggio che era richiesto per attraversarlo.



Le antiche abbazie si lasciano vincere e circondare dalla natura, mentre le scogliere dell'Irlanda conservano il loro fascino anche in una giornata di pioggia.





giovedì 27 febbraio 2014

Cartolina dall'Irlanda

Era in vetrina in un grazioso negozio di Dublino, qualche giorno fa. Simpatico. E... Vero!


giovedì 30 gennaio 2014

Un (pre) San Valentino speciale

Un'amica ci segnala questa iniziativa, che ci sembra importante, bella ed "elegante".
Si tratta di un evento per la raccolta di fondi e la sensibilizzazione nei confronti della fibrosi cistica. La serata prevede la proiezione (in lingua originale inglese con sottotitoli in italiano), a Verona, presso lo splendido e centralissimo Palazzo della Gran Guardia, del film Foreverland, girato da Maxwell McGuire, un giovane regista canadese affetto da fibrosi cistica.  
L'offerta richiesta è di 30 € e prevede la visione del film e il light dinner alla fine della proiezione.



Sinossi
Will ha vent'anni ma la sua vita è bloccata, ferma, sospesa perché lui è malato di fibrosi cistica. La sua idea fissa è di non avere molto tempo, pensa al suo funerale, ordina una bara comoda, finché un giorno tutto cambia: le ultime volontà del suo amico Bobby, che se n'è andato a causa della sua stessa malattia, pretendono che lui abbandoni la sua triste routine e parta per il Messico con una duplice missione: quella esplicita di spargere le ceneri di Bobby al Santuario del Sol; quella non detta ma ben più importante di ricominciare a vivere.
Will partirà dunque da Vancouver per un viaggio dentro se stesso e lungo la costa del Pacifico in compagnia di Hannah, la sorella di Bobby, con la quale condividerà l'avventura che lo porterà a mettere da parte la paura per iniziare a sognare, rischiare e amare, insomma a vivere.

Il film non manca di umorismo... nero.
Il protagonista e il regista sul set

Il regista al lavoro

martedì 28 gennaio 2014

Una deliziosa serata tra amici, una cena perfetta

L'anno è iniziato bene. Benissimo. Con una serata e una cena eleganti, che più eleganti non si può. Ciò è avvenuto qualche giorno fa, da degli amici, che sono simpatici e accoglienti, ma questo lo sapevo già. Invece, hanno stupito con una cucina deliziosa. Onore al merito: lei è proprio, ma proprio portata. Ma lui ha fatto le foto. Quindi, onore al merito, again.

Il catalogo è questo...
L'antipasto consisteva in uno sformato di topinambur, accompagnato da una soave salsa al parmigiano. 



A seguire, uno sformato di riso venere, affiancato perfettamente da gamberoni e verdure julienne saltati delicatamente alla salsa di soia. Semi di sesamo, infine, per guarnire.



E ancora, sarde impanate e fritte (con garbo, con leggerezza), pomodori ciliegini caramellati, radicchio ai ferri: l'equilibrio era nel piatto.



Il dessert consisteva in superbe pere al vino con gelato, ma temo che ce lo siamo mangiato prima di pensare a fotografarlo. Lo avrebbero meritato. Come la galette des rois rigorosamente maison che lo ha seguito, quale "esotico" fuori programma di stagione.
Come se non bastasse, l'ospite - nonché cuoca sopraffina - indossava un abito adorabile, perfetto su di lei (la ragazza pare abbia gli indirizzi giusti). Chapeau madame !


Buon anno! Che sia elegante, ça va sans dire...

Pare che si possa fare. Purché entro il mese di gennaio. Ecco, dunque:

2013<2014

sabato 21 dicembre 2013

Le "palle" di Natale

Viste nella vetrina di un negozio "very design" della mia città e poi trovate anche in rete: sono il risultato di un progetto grafico di uno studio torinese, Elyron. Tra un "Non voglio nulla, mi basta il pensiero" a "Sei davvero una bella persona" a "Lo faccio domani come prima cosa" ci ricordano, nel periodo stra-ordinario delle Feste, quanto siamo ordinariamente un po' bugiardi. Questo non ci procurerà questi gran doni da parte di Babbo Natale (però, in fondo, è il risultato di uno studio grafico pure lui), ma qualche sorriso certamente. E sorridere, specie di sè stessi, è sempre elegante. Signore e signori, le "palle" di Natale.
(Di P.)



venerdì 20 dicembre 2013

Personaggi da Natale

Nel dicembre del 2004 Stefano Benni aveva pubblicato questo articolo (su "La Repubblica"), di cui un'amica mi aveva dato copia (grazie a Gaia) e di cui riporto la gran parte. 
Rimane divertente e simpatico. E rimane la tentazione di chiedersi in quale categoria potremmo infilarci o potremmo infilare i nostri conoscenti...
Le paleopalle e lo spray al tarlo sono favolosi gadget natalizi. 

Buon Natale! 




Il tradizionatalista

Per questo personaggio il Natale deve essere quello di una volta. L'albero deve essere un vero abete, magari rubato di notte nel bosco. Non va decorato con orpelli di plastica, ma con le vecchie palle di vetro, conservate in cantina, sacre come il Graal. Queste paleopalle, superstiti da decine di Natali, ormai si rompono solo a sfiorarle, perciò la confezione dell'albero diventa un'operazione chirurgica. Ogni preziosa sfera viene passata di mano in mano e appesa trattenendo il fiato. Seguono le candeline di vera cera. Quindi si avvolge l'albero con un boa argenteo di dodici metri appartenuto alla Bella Otero. Si appendono ai rametti dei pupazzetti di cioccolata così vecchi e stantii che non potresti riciclarli neanche come vicepresidenti del consiglio. Infine, gran finale col vecchio puntale, uno scettro pralinato di brillanti, a metà tra Excalibur e il cavatappi di Goldrake. A questo punto il Tradizionatalista scende dalla scala appena in tempo per vedere l'albero precipitare, le palle esplodere come bombe, le candeline appiccare il fuoco alla casa e può dire tra le lacrime:
- Che bello, è bruciato tutto proprio come quand'ero bambino... 
Dopo l'albero, è la volta del presepe. Le statuine devono essere almeno centenarie, anche se gli anni le hanno consunte. Maria è senza naso, Giuseppe sembra Valentino dopo il decimo lifting, davanti alla capanna si aggirano pastori monchi e pecore decapitate. Un re Magio è andato perso ed è stato sostituito dal soldatino di un cow boy a cavallo. 
Ma niente ferma il Tradizionatalista. Andrà nel solito bosco a svellere un zolla di vero muschio, confezionerà il fiume di carta stagnola e riparerà la coda alla cometa. Quando tutto sarà pronto, accenderà le luminarie e si accorgerà con disappunto che al posto di Gesù Bambino c'è un Pokemon rosa. 
I figli di tradizionatalisti sono molto dispettosi. 




Il gastrotradizionalista

Variante alimentare del precedente. Per lui la tradizione riguarda soprattutto il pranzo natalizio, che deve comprendere i piatti di una volta. Anzitutto i tortellini, o agnolotti, o cappelletti della nonna. Schiere di nonne che per tutto l'anno sono state ignorate, dieci giorni prima della Festa vengono sommerse di attenzioni. Anche se artrosiche o ipertese, vengono issate dai letti e schiodate dalle sedie a rotelle, drogate con cardiotonici e obbligate a impastare e farcire. Se si rifiutano, vengono torturate con musica rock nel cornetto acustico. Ottenuto il primo piatto, il Gastrotradizionalista provvede al secondo, il classico tacchino farcito di quindici chili. Quasi nessuno in Italia, a eccezione delle acciaierie di Terni e di Baget Bozzo, possiede un forno così ampio da contenere un tale bestione. Quindi bisogna affidarsi al forno di un ristorante. Si porta il tacchino di quindici chili e, poche ore prima del cenone, vi verrà riconsegnato un pollo di un chilo. Si è ristretto con la cottura, vi spiegherà ghignando il ristoratore, che intanto ha già piazzato il tacchino a una tavolata di giapponesi. 




L'ipermoderno

Esatto contraltare del tradizionalista è l'Ipermoderno, per cui il Natale deve essere arricchito da tutte le novità tecnologiche. Ad esempio, l'albero sintetico telecomandato che cammina per la casa, apre la bocca e canta. Quasi sempre questo mostro fronzuto e gracchiante si guasta, ed è impossibile fermarlo, essendo dotato di pile speciali al plutonio. [...]
Si può abbattere solo con una ruspa. L'Ipermoderno non ama il presepe, ma se proprio è obbligato, compra il presepe cellulare Nokia o Sony, con la Madonna che riceve tremila messaggini Sms di congratulazioni. Dove l'Ipermoderno si scatena è nei regali, che bisogna assolutamente ordinare via Internet. Eviti le file e la ressa, non sai quanto è comodo. Attenti, però: basta sbagliare un dato ed ecco che spariscono diecimila euro dalla carta di credito e a casa vi arrivano un camion di armi, duemila conigli e una bambola gonfiabile. A questo punto l'Ipermoderno si accorge che, nella sua frenesia tecnologica, si è dimenticato di cucinare il cenone. Niente paura. Il pesce crudo diventa sushi, la carne non cotta viene spacciata per carpaccio e per fortuna i dolci li portano gli altri. 

Il colpista
Questo signore vive ogni Natale con senso di colpa, pensando ai poveri del mondo. Se è un Colpista rigoroso, dà i soldi a qualche organizzazione umanitaria e rinuncia alle spese natalizie. Ma più spesso il Colpista è un generoso titubante, e alla fine si riduce a organizzare un Natale miserello. L'albero diventa il ficus di casa, decorato con due palle da tennis. Nel presepe avviene un brusco taglio di organico: praticamente c'è solo il bambin Gesù piangente e due pastori che telefonano alla polizia per avvertire che c'è un neonato abbandonato in un mangiatoia. 
La cena di Natale viene ridimensionata. Tortellini surgelati, e invece del tacchino ripieno, un pollo gonfiato col silicone. [...] 



Il contrarista
Versione cinica del Colpista, egli è assolutamente contrario alla retorica natalizia. Spesso non si limita a ignorare la festa, ma prepara un Contronatale provocatorio. Non solo non fa l'albero, ma distrugge quelli degli altri con uno spray al tarlo. Compra il muschio, lo stende in salotto e ci mette la scritta: Divieto di costruire presepi. La notte di Natale cerca di mangiare le cose peggiori: vongole in scatola, pasta alla liquirizia, frutta di marzapane fritta. Non fa regali e non ne vuole. Normalmente la famiglia, che conosce questa isteria del Contrarista va a passare la notte di Natale dalla nonna. Dove lui arriverà pentito, dieci minuti prima di mezzanotte, con un panettoncino al dito. 
[...]

Il cane da pastore
Questo individuo, durante le feste natalizie, prova l'irresistibile impulso a radunare il maggior numero possibile di persone. Il suo motto è: "A Natale si deve stare insieme". Non contento di requisire i parenti prossimi si mette a caccia di cugini e bisavoli. Recupera zii scomparsi da anni, fa ricerche araldiche, scova figli illegittimi e nonni dati per morti. Se qualcuno cerca di sfuggirgli, lo va a prendere in furgone e lo trascina a forza in casa. Dopodiché organizza una cena per sessanta persone con ventidue sedie e posate per quindici, si sbronza, litiga chiamando la metà dei presenti terroni e sbafatori. Alla fine di questa kermesse, il signore-cane-da pastore, pronuncia la famosa frase: "il prossimo Natale non invito più nessuno". 
[...]

Il televisivo
È il caso più grave. Si ingozza un pezzo di tacchino e si alza da tavola dicendo: "che palle questa storia del Natale". Poi si piazza davanti alla televisione con un sacchetto di noccioline e guarda come passano il Natale i Vip. Solo ciò che è teletrasmesso lo interessa. Per fortuna la moglie sa come riportarlo sulla retta via. Confeziona il presepe con una piccola telecamera sul tetto. Poi ci scrive sopra: 
"Le nomination di questa settimana sono il Bue, San Giuseppe e l'arcangelo Gabriele. Chi vuoi che esca dalla capanna? Manda una preghierina a Gesù". Il nostro uomo passerà tutto il Natale davanti alla Sacra Rappresentazione. Come disse Previti a Squillante, chi ha detto che non abbiamo più valori?


Stefano Benni

giovedì 28 novembre 2013

Il latte nero

Qualche settimana fa, presso un mercatino nel quale sono capitata per caso, sempre per caso sono capitata su un bell'acquisto. Io la chiamo "sciarpa ad anello" o "sciarpa ciambella" (evidentemente non ho molto da fare in questo periodo se dedico parte del mio tempo a inventare nuovi nomi per gli accessori), ma è uno scaldacollo. Ci sono tanti scaldacollo (non mi piace questo nome, non c'è niente da fare). Però questo è largo, lungo, copioso, accogliente, molto molto caruccio. La fantasia ha del vintage, il che mi decise ad appropriarmene.


 
Nello sceglierlo (quei 50 minutini, quelle 35 prove di 35 scaldacollo diversi, di cui alcuni provati due volte, va da sè - eh sì, ce n'erano parecchi) ho potuto fare la conoscenza degli artefici del capo suddetto (ma anche di pochette, borse, spille e così via): delle simpatiche (e pazienti) ragazze, creative e cordiali quanto organizzate. Lavorano handmade quello che disegnano e producono, in un laboratorio a Busto Arsizio.



I materiali e i modelli sono interessanti (niente pura lana, niente pura seta, niente puro cachemere, non è quel genere lì), c'è dell'estro e una buona cura nella realizzazione (la cura ci piace: scalda come la pura lana, la pura seta...). E - crisi docet - non ho potuto non notare che i prezzi sono ragionevoli, onesti persino. Che di questi tempi.

Si chiamano Black Milk. E insomma, ho fatto un giretto sul loro sito (http://www.bmilk.net). 
Questo non è un blog con la pubblicità, ma quando qualcosa funziona ed è gradevole, perché non indicarlo?
(Di P.)
 

lunedì 4 novembre 2013

Balocchi e profumi

Ci eravamo addormentati. Forse. Un po'.
Comunque.
Non è difficile riprendere là dove ci eravamo lasciati.
Per esempio, oggi è arrivata una suggestione. Che vi giro. Riguarda i profumi.


Se lasciamo da parte l'aspetto commerciale - cioè il 90% della questione, d'accordo - credo si possa stimolare qualche riflessione. Andiamo per ordine. Cominciamo da quelle di base. Base. Base. Base. Non aspettatevi la rivelazione.

1. Ammettiamolo, diciamolo, diciamocelo: i profumi non stanno bene a tutti. 
Non nel senso che non tutti i profumi stanno su tutti. Eh, no: troppo facile. Voglio proprio dire che ci sono individui (di entrambi i sessi) a cui una fragranza sottrae invece che aggiungere (qualunque cosa pensiate di aggiungere con un profumo). 
In genere accade per due ragioni. La prima, quella facile, quella fisiologica, è che hanno una pelle che ammazza, sminuzza, stempera, vitupera, sdolcina (neologismo mio: piace?), pizzica, rosicchia, stropiccia, sgualcisce, perturba qualunque essenza, qualunque declinazione odorosa. Ne viene fuori un'altra cosa, ma proprio un'altra cosa. E la somma dei fattori, in questi casi, cambia. Cambia eccome. Cambia da non credere. Cambia talmente e in tal modo che è cosa buona e olfattivamente giusta soprassedere.
La seconda non ve la dico. Perché poi mi scrivete che il blog costanteleganza è "cattivo". E allora niente.
 
2. Metterne troppo può capitare, capita a tutti, è capitato. E continua a capitare. Ma è meglio se non capita.

3. Da ultimo, mi concedo una banalità. Le banalità sono quelle verità così vere e risapute che tutti conoscono e condividono. Quindi, a rigore, non è necesario citarle. Perché, altrimenti, si cade nella... Appunto. 
Però è altrettanto vero e risaputo che può essere corroborante e rassicurante dirsene una ad alta voce, ogni tanto. Ci tiene in contatto con la banalità del reale. Che, a ben guardare, può essere consolante.
Chiedo scusa per la digressione. Che non era ancora la banalità promessa (anche se magari poteva già sembrare che lo fosse).
Ebbene. Dicevamo. Banalmente: il sottofondo odoroso dei dopobarba maschili (non che esistano quelli femminili) è una delle cose più irriducibilmente maleodoranti in circolazione da tempo immemorabile. 


Quel sottobosco sinistro quanto amarognolo che è sempre uguale a se stesso: potete cambiare la marca, la bottiglia, l'epoca, il nome del dopobarba - persino l'uomo potete cambiare - ma lui non cambia, non retrocede, non si sposta. Lo ritrovate sempre. Anche alcuni profumi maschili (esistono anche quelli femminili; anche unisex - e vanno alla grande di recente, pare. Vedasi: http://www.vogue.it/beauty/the-now-idea/2013/05/profumi-unisex-maschili-femminili-fragranze) lo contengono. E si annida là, proprio sul fondo, nel retrogusto odoroso. E quando credevate di esservela cavata - per questa volta, almeno - eccolo che affiora. Ed è subito muschio.

Di P.

domenica 19 maggio 2013

T-shirt (fortemente) narcisiste

Proseguiamo un momento sul versante "bimbi".
Devo confessare che qualche anno fa, trovandomi a voler acquistare un presente per una cara amica neo-mamma, decisi di portarle qualcosa per il pupo. Mi ritrovai così a scoprire che il senso dell'umorismo, ma sosprattutto la moda della t-shirt con la frase provocatoria/irrisoria/autoironica/parodica/ecc., erano arrivati anche nel settore da 0 a 6 mesi.
Preso atto dell'involontario aggiornamento a cui venivo sottoposta e con un velato senso di orripilata ammirazione per le vie del marketing che sono, non solo infinite, ma anche onnipresenti, mi avviai alfine alla cassa con l'indumento in questione, che qui riporto in effigie.


Ero solo indecisa se considerarlo: a) un mero scherzo, b) un oggetto emblematico della diffusione oramai sistematica del kitsch nel settore dell'abbigliamento (e accessori) della società occidentale, oppure c) addirittura (ma anche qui: seriamente o ironicamente?) un rigurgito di femminismo con appropriazione del ruolo centrale della madre, che intende conservare però un'identità di donna oltre che di genitrice.
C'era anche l'altra interpretazione possibile: che si trattasse di una t-shirt con messaggio che faceva leva sul narcisismo e l'estremo egocentrismo che spesso colpisce neomadri (e neopadri), titillandoli dietro il pretesto dell'umorismo.
Comunque sia andata, ho di recente scoperto che la tendenza ha proseguito e proliferato, aumentando addirittura le implicazioni narcisistiche. Di recente, mi è stata segnalata una t-shirt simile, che fa impallidire le velleità del mio acquisto.



Poveri bimbi? Poveri genitori? Poveri noi?... Non saprei. Ai posteri...

(Di P.)

martedì 30 aprile 2013

A very vintage idea!...



Una mia amica, che è la mamma di un bel bambino bello, ha avuto una bella trovata… Very vintage. Sta usando questa splendida carrozzina d’epoca (lo possiamo anche dire), che ha ben quarantadue anni, come lettino domestico per il pupo. 


Certo, non può competere con i pratici, pieghevoli, indistruttibili passeggini contemporanei, ma quanto a eleganza non ha rivali. L’idea è bella, creativa e di buon gusto.  





La carrozzina Victory nelle foto è la sua, ma provate a fare un giretto sui mercatini virtuali della rete, scoprirete che l’articolo è offerto e richiesto, noto agli appassionati di modernariato e vintage, appunto. Il modello risale agli anni Cinquanta. Curiosando in rete, ho scoperto che esistono appassionati e collezionisti di carrozzine d’epoca, che, a volte, organizzano pure delle mostre per esporre i loro tesori. 

 





Anche se questo modello resterà semplicemente tra le mura di una casa, per cullare i pisolini di un bimbo, sarà altrettanto bene impiegato!
E il suddetto pupo i suddetti pisolini li fa e li farà ancora per un po’ in grande stile.

(Di P.)