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domenica 19 maggio 2013

T-shirt (fortemente) narcisiste

Proseguiamo un momento sul versante "bimbi".
Devo confessare che qualche anno fa, trovandomi a voler acquistare un presente per una cara amica neo-mamma, decisi di portarle qualcosa per il pupo. Mi ritrovai così a scoprire che il senso dell'umorismo, ma sosprattutto la moda della t-shirt con la frase provocatoria/irrisoria/autoironica/parodica/ecc., erano arrivati anche nel settore da 0 a 6 mesi.
Preso atto dell'involontario aggiornamento a cui venivo sottoposta e con un velato senso di orripilata ammirazione per le vie del marketing che sono, non solo infinite, ma anche onnipresenti, mi avviai alfine alla cassa con l'indumento in questione, che qui riporto in effigie.


Ero solo indecisa se considerarlo: a) un mero scherzo, b) un oggetto emblematico della diffusione oramai sistematica del kitsch nel settore dell'abbigliamento (e accessori) della società occidentale, oppure c) addirittura (ma anche qui: seriamente o ironicamente?) un rigurgito di femminismo con appropriazione del ruolo centrale della madre, che intende conservare però un'identità di donna oltre che di genitrice.
C'era anche l'altra interpretazione possibile: che si trattasse di una t-shirt con messaggio che faceva leva sul narcisismo e l'estremo egocentrismo che spesso colpisce neomadri (e neopadri), titillandoli dietro il pretesto dell'umorismo.
Comunque sia andata, ho di recente scoperto che la tendenza ha proseguito e proliferato, aumentando addirittura le implicazioni narcisistiche. Di recente, mi è stata segnalata una t-shirt simile, che fa impallidire le velleità del mio acquisto.



Poveri bimbi? Poveri genitori? Poveri noi?... Non saprei. Ai posteri...

(Di P.)

giovedì 1 settembre 2011

Chic et cher (cartoline da Parigi)


Mentre C. folleggiava per la Baviera, io mi sono concessa una vacanza a Parigi, un luogo che non ha bisogno di presentazioni (tengo però a consigliare, nel caso vi capitasse di visitare questa città alla fine dell’estate, di mettere in valigia qualche pezzo strategico, onde fronteggiare un tempo meteorologico per il quale la parola “variabile” è uno sfrontato eufemismo, non solo nell’arco di una giornata, ma anche nel corso di una più modesta mezz’ora. Portatevi gli occhiali da sole, insomma, ma anche una sciarpa di seta e un pull di cachemire: non pesano nulla, né nella vostra valigia da volo low cost che non deve superare gli X chilogrammi agli spietati controlli, né quando ve li portate appresso durante passeggiate e visite sul posto. Ma quando si alza il vento, piove improvvisamente come se non dovesse mai più smettere o il sole semplicemente si nasconde dietro le tipiche nubi azzurro metallico sciarpa e pull vi salveranno – elegantemente – la salute e la vacanza).
Ebbene, durante la mia permanenza in Francia, ho ricevuto due regali notevoli, anche se per ragioni diverse. Qualcuno che mi conosce bene e non rinuncia mai a prendermi un (bel) po’ in giro mi ha offerto un oggetto che, a suo dire, è stato concepito su misura per me. Temo, al contrario, che si adatti a una larga fetta di signore e signorine, ma ho gradito tanto il pensiero quanto il regalo: una shopping che recita Mi piacerebbe tanto avere una borsa elegante e costosa
Il disegno che accompagna la frivola sentenza raffigura una Kelly del gruppo Hermès, una borsa che è un pezzo di storia della moda, uno status symbol, un emblema di stile, un classico fra i classici, ecc. Forse non tutti sanno, però, che non si è sempre chiamata così, che si tratta di una borsa creata addirittura nell’Ottocento, quando nasce la maison, e che originariamente era molto più grande e serviva per contenere le selle dei cacciatori. Le dimensioni odierne le raggiunge solo nel 1930 e soltanto a metà degli anni Cinquanta prende il nome dell’attrice Grace Kelly che, incinta della sua prima figlia, pare usò la borsa per nascondere la gravidanza ai fotografi, facendosi così immortalare con la sua Hermès in primo piano, in immagini che fecero il giro del mondo. Ma quella che sarebbe diventata la “Kelly”, con la sua chiusura a battente e serratura a chiave, era già il prodotto di punta della casa francese da diversi anni.

La mia nuova shopping non è una Hermès, benché sia, a suo modo, molto chic. E, oltre alla persona che me l’ha regalata e al suo sense of humour, mi ricorda quanto ridicola sia la passione (per le borse – ma solo per le borse?) se diventa ossessione. Non è poco per una shopping di tela.
E l’altro regalo? Be’, ça va sans dire : un sac chic et cher.
(Di P.)