martedì 30 aprile 2013

A very vintage idea!...



Una mia amica, che è la mamma di un bel bambino bello, ha avuto una bella trovata… Very vintage. Sta usando questa splendida carrozzina d’epoca (lo possiamo anche dire), che ha ben quarantadue anni, come lettino domestico per il pupo. 


Certo, non può competere con i pratici, pieghevoli, indistruttibili passeggini contemporanei, ma quanto a eleganza non ha rivali. L’idea è bella, creativa e di buon gusto.  





La carrozzina Victory nelle foto è la sua, ma provate a fare un giretto sui mercatini virtuali della rete, scoprirete che l’articolo è offerto e richiesto, noto agli appassionati di modernariato e vintage, appunto. Il modello risale agli anni Cinquanta. Curiosando in rete, ho scoperto che esistono appassionati e collezionisti di carrozzine d’epoca, che, a volte, organizzano pure delle mostre per esporre i loro tesori. 

 





Anche se questo modello resterà semplicemente tra le mura di una casa, per cullare i pisolini di un bimbo, sarà altrettanto bene impiegato!
E il suddetto pupo i suddetti pisolini li fa e li farà ancora per un po’ in grande stile.

(Di P.)

venerdì 5 aprile 2013

Ancora "chapeau"!...


Conosco un libro superbo, che è una bibbia dell’eleganza: oltre che intelligente, è scritto con brio e stile ineffabile dalla stilista Chiara Boni e dal giornalista e manager Luigi Settembrini. La sua ironia è di quelle che fanno bene alla pelle. Si intitola Vestiti, usciamo. Purtroppo lui, il libro, è uscito nel 1987 (Mondadori), ed è fuori catalogo. Peccato!

La copertina della prima edizione di Vestiti, usciamo.


La parte sui cappelli è gustosa, come tutto il resto:

Istruzioni per l’uso
D’inverno il grande jolly, il vero passepartout, è il feltro.
Anche rosso. Magari l’autentico Borsalino. Van bene ovviamente i colori marrone, beige, grigio. Se siete davvero donne sofisticate vi consiglio la cloche di feltro: sui cappotti e le mantelle è un sogno.
La toque di velluto azzardatela di rado, solo in certe particolari occasioni: a una sfilata, a un pranzo bizzarro un tantino “fuori dalle righe e dalle regole”. D’estate il più bello di tutti è il cappello di paglia. Portatelo senza aggiunte di fiori, frutta, fronzoli vari. La paglia è bella nuda. Possono fare eccezione, per le più giovani, composizioni di fiori e frutta particolarmente equilibrate e comunque di qualità molto speciale (vedi Giusi Bresciani).

No tassativi
1) Cestinate, anche se regalati da persone molto amate che non volete far soffrire, i cappelli fatti a mano con l’uncinetto. Non c’è “mano di fata” che possa riscattarli.
2) Gli “imbuti” stanno bene in cucina. Le “cuffie” non stanno bene da nessuna parte.
3) Il colbacco col paraorecchi fa cane San Bernardo.
4) La cloche scozzese (usatissima dalle amanti del velocipede) fa Esercito della Salvezza oppure Scuola Steineriana.

(Di P.)

martedì 12 febbraio 2013

Chapeau!

I cappelli: ci sono persone che sembrano nate per portarli. A prescindere dal fatto di indossarli o vederli indossati, mi soffermo qualche volta a pensare che dovrebbero essere più diffusi. Fino agli anni Cinquanta il cappello e un paio di guanti erano d’obbligo per ogni persona mediamente curata. A partire dagli anni Sessanta, sono scivolati entrambi giù dalla china dell’accessorio e, mentre i guanti hanno saputo comunque resistere, i cappelli sono precipitati nel burrone del facoltativo.
Il che però ci regala, quando ne incontriamo uno ben portato, il piacere di gioirne e lasciarci prendere dalla voglia di trovarne uno anche per noi.
Un’amica ne ha trovato uno, a tesa larga, di un verde convincente e travolgente. Nello scorgerla da lontano, l’altro giorno, ho subito pensato che l’inverno – quello che non finisce più – lei aveva trovato il modo di illuminarlo e di riscaldarlo un po’.

(Photo by D.)

Lo definisce un semplice cappello a tesa larga in un bel verde bottiglia. E aggiunge che non è "esagerato" ma catalizza l'attenzione. Sarà la falda o sarà il colore o forse è il semplice fatto che per indossare un cappello "ci vuole un po' di coraggio". Detto questo, lei afferma che non lo indossa perché ha coraggio, ma perché le piace e si sente bene quando ce l'ha in testa!

(Photo by D.)

I cappelli: ci sono donne che sembrano nate per portarli.

(Di P.)

sabato 26 gennaio 2013

Cartolina da Parigi

Un'istantanea parigina su una vetrina in... inglese. Nonostante i suoi intenti commerciali, questa frase ci è piaciuta: vista, fotografata, pubblicata.
Lasciamoci ispirare!


22/01/2013 (Si ringrazia D.)

sabato 19 gennaio 2013

Un invito: why not?




Se il decalogo sui saldi vi è sembrato utile o anche semplicemente divertente, perché non offrire personalmente qualche vostro “comandamento” in proposito? Frutto dell’esperienza, della riflessione o della vostra immaginazione, sarà prezioso.
Basta anche una riga. O due. O tre… Le raccoglieremo e le pubblicheremo. Creando un decalogo dei lettori!
Al lavoro. Why not?!


domenica 13 gennaio 2013

Un decalogo in saldo




1. I soldi vanno, l’acquisto resta: che ne valga la pena, allora! O niente.

2. Se non è della mia taglia, non è della mia taglia. Quindi, non è della mia taglia. Ciò significa che non è della mia taglia.

3. Una cosa preziosa è lo spazio: non riempirò quello del mio armadio di cianfrusaglie. Nemmeno se sono firmate.

4. Meglio rinunciare a una cosa bruttina e poco costosa per comprarsene una (magari) più cara, ma bellissima (!), l’anno prossimo.

5. Inutile fare follie. Non sono ancora su un’isola deserta. Ci sarà sempre un altro vestito.

6. Idem. Ci sarà sempre un’altra borsa.

7. Idem. Ci sarà sempre un altro paio di scarpe (barra stivali).

8. Se non è il mio colore, non è il mio colore. Vale a dire che non è il mio colore. Come a dire, quindi, che non è il mio colore. Appunto: non è il mio colore.

9. Se porto solo abiti di jersey neri e camicie di seta, non comprerò pantaloni di lana e dolcevita policromi, costassero pure un soldo di cacio.

10. Se, nonostante tutto, non trovo niente, mi ripeterò il mantra dei saggi: non è la meta (l’oggetto) che conta, ma il viaggio (la caccia!).