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sabato 3 gennaio 2015

Il crimine genera ineleganza

Ovvero, la vicenda del presepe derubato della cittadina di montagna continua.



Qualcuno, ancora una volta non si sa bene chi, mosso probabilmente da un senso civico o da un senso di frustrazione, ha deciso di colmare il vuoto nella mangiatoia creato dai buontemponi che due anni fa hanno sottratto il Gesù bambino.
Solo che, ferme restando le buone intenzioni, talora il rimedio è peggiore del danno. Sicché con il nuovo pupo è giunta una ventata di cattivo gusto a imperversare su questo sfortunato allestimento. 
Aspettiamo fiduciosi il giorno dell'Epifania, che generalmente tutti i presepi si porta via.
(Di P.)

martedì 25 novembre 2014

In sella, comincia la storia



Tanto per non usare mezzi termini né tergiversare, diciamo subito che Tutte le bici che non ho più è un bel libro. Anche nell’aspetto (il disegno di copertina, lieve e disteso come una pedalata in pianura, è di Margherita Micheli). Appena uscito (per i tipi della Scripta), infatti, il volume è già stato ristampato. Non scaricato. Proprio ristampato.



Doveva essere un manuale (autorevole, visto l’autore) per il ciclista, ma tra le pagine più illustrative – anche quelle godibilissime – si sono inseriti per fortuna dei racconti, degli aneddoti, delle leggende, dei ritratti. Che l’autore, sempre lui, quello autorevole, è capace di porgere con una simpatia, una grazia e una verità corroboranti. La scrittura scorre, scorre anche quella come una pedalata in pianura. E l'immaginazione offre al lettore (e all'autore) un filo rosso che salda poeticamente la vita a tutte quelle biciclette che sono partite per le vie di un borgo o per le strade del mondo.
Alfredo Nicoletti, l’autorevole narratore, tra le altre cose, ha costruito e venduto biciclette (come il padre) per un bel tratto della sua vita. E di storie ne ha viste passare e ne ha sentite raccontare. Le ha riunite. Con eleganza (che imprime sapientemente anche agli sporadici gros mots, e non è da tutti).



Insomma, Tutte le bici che non ho più è una chicca per i ciclisti e gli amanti della bicicletta; è una raccolta di racconti deliziosi, gustosi, commoventi, divertenti; è un piccolo libro sulla veronesità, quella di oggi e quella di ieri, che a volte sono, a ben guardare, la stessa cosa. Ma non si resta a Verona, non ci si ferma là, si viaggia: da varie località venete a Trieste, al Belgio, e si arriva persino a Hollywood, passando per la Bulgaria.
Le vie della bicicletta sono infinite, come quelle delle belle storie.  
(Di P.)